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Generazione Terra 2026: arrivate 256 domande
Chiuso il portale per le domande di Generazione Terra ISMEA comunica che sono pervenute 256 domande dai giovani agricoltori per oltre 115 milioni di euro
Si conferma il forte l'interesse dei giovani per Generazione Terra, la misura promossa nell'ambito delle iniziative del Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste per favorire l'insediamento di nuovi imprenditori agricoli e sostenere l'ampliamento della base fondiaria delle aziende condotte da giovani.
Alla chiusura dello sportello telematico, avvenuta il 19 giugno scorso, sono state presentate 256 domande, per un valore complessivo di richieste di finanziamento pari a oltre 115 milioni di euro, rispetto agli 80 milioni disponibili della scorsa edizione.
La parte più consistente delle richieste, pari a 96,4 milioni di euro, riguarda la formula del patto di riservato dominio, che consente al giovane agricoltore di entrare subito nella disponibilità del terreno, corrispondendo il prezzo in rate periodiche, con il trasferimento definitivo della proprietà al completamento del pagamento. Ammontano invece a 18,6 milioni di euro le richieste di finanziamento tramite mutuo ipotecario.Ricordiamo le regole di Generazione Terra che si ripete di anno in anno.
Generazione Terra 2026: che cos’è?
La misura Generazione Terra è finalizzata a favorire:
(i) lo sviluppo e il consolidamento di superfici condotte nell’ambito di una attività imprenditoriale agricola
o (ii) l’avvio di una nuova impresa agricola mediante l’acquisto di un terreno.
Generazione Terra 2026: i beneficiari
La misura avegolativa Generazione Terra, si rivolge a
- Giovani imprenditori agricoli. I Giovani imprenditori agricoli, che risultino iscritti con la qualifica di IAP alla gestione
previdenziale agricola da almeno due anni rispetto alla data della presentazione della domanda,
cittadini dell’Unione Europea e residenti in Italia da almeno due anni, che intendano:- 1. ampliare la superficie della propria azienda mediante l’acquisto di un terreno, confinante o funzionalmente utile con la superficie già facente parte dell’azienda agricola condotta in proprietà, affitto o comodato, da almeno due anni alla data di presentazione della domanda, o
- 2. consolidare la superficie della propria azienda mediante l’acquisto di un terreno già condotto dal richiedente, con una forma contrattuale quale il comodato o l’affitto, da almeno due anni alla data di presentazione della domanda.
- ISMEA interviene anche in favore di Società considerate giovani in quanto amministrate da un giovane IAP e, nel caso di società non organizzate in forma cooperativa, partecipate anche in maggioranza per quote da giovani. In questi casi, è necessario che la qualifica di giovane sia attribuibile in capo alla Società richiedente per almeno i due anni precedenti la presentazione della domanda di accesso alla misura. Anche se la titolarità della Società stessa è cambiata nel corso del predetto biennio.
Per giovani imprenditore agricolo si intende giovane un soggetto di età non superiore a 41 anni non compiuti al momento della presentazione della domanda.
Per le iniziative localizzate in aree interne o aree montane, sono previsti:- 1. una riserva cui accedono prioritariamente i richiedenti le cui iniziative ricadono nelle predette aree, e
- 2. una maggiore incidenza (90%) dell’agevolazione erogata periodicamente rispetto all’importo della rata dovuta dal beneficiario.
Generazione Terra 2026: sportello chiuso al 19 giugno
La presentazione delle domande di accesso alle agevolazioni Generazione Terra (scarica qui la guida utile) è stata possibile dal giorno mercoledì 22 aprile 2026, data di apertura dello sportello telematico, fino alle ore 12.00 del giorno venerdì 19 giugno 2026.
Accedi qui al portale ISMEA per ulteriori dettagli
Ad eccezione del primo giorno di apertura (dalle ore 12.00 alle ore 18.00) e dell'ultimo giorno di chiusura (dalle ore 9.00 alle ore 12.00), lo sportello telematico è rimasto aperto nei giorni feriali (dal lunedì al venerdì) dalle ore 9:00 alle ore 18:00.
La data e l'ora di convalida costituiscono elemento di priorità nella istruttoria delle domande che si svolgerà secondo l'ordine cronologico di convalida delle stesse.
La domanda deve essere sottoscritta con firma elettronica, da apporre esclusivamente in modalità PAdES.
- Giovani imprenditori agricoli. I Giovani imprenditori agricoli, che risultino iscritti con la qualifica di IAP alla gestione
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Detrazioni 2026: l’Ade chiarisce le spese che non entrano nel tetto
L'Agenzia delle Entrate ha pubblicato la raccolta "Tutte le agevolazioni della dichiarazione 2026", una serie di vademecum pratici su detrazioni, deduzioni e crediti d'imposta.
Tra i temi coperti: spese sanitarie, interessi sui mutui, spese di istruzione, erogazioni liberali, premi assicurativi, contributi previdenziali e assistenziali.
Non mancano le guide dedicate ai bonus edilizi (recupero, sismabonus, bonus barriere architettoniche, verde, mobili, ecobonus, superbonus) e ai crediti d'imposta.
La guida "Aspetti generali" è quest'anno particolarmente rilevante perché illustra il nuovo meccanismo introdotto dall'art. 16-ter del TUIR, in vigore dal 1° gennaio 2025, che cambia il modo in cui vengono calcolate le detrazioni per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 75.000 euro.
Il nuovo tetto alle detrazioni per redditi superiori a 75.000 euro
A partire dal periodo d'imposta 2025, chi ha un reddito complessivo superiore a 75.000 euro non può più detrarre liberamente tutti gli oneri e le spese agevolabili: l'insieme delle detrazioni spettanti è soggetto a un limite massimo, determinato in funzione di due variabili:
- il reddito complessivo
- il numero di figli fiscalmente a carico nel nucleo familiare.
La logica è quella del "tetto mobil": al crescere del reddito, la soglia oltre la quale le detrazioni non sono più computabili si abbassa; la presenza di figli a carico nello stesso nucleo familiare ha invece un effetto espansivo.
I chiarimenti applicativi di questo sistema sono stati forniti dalla circolare n. 6 del 29 maggio 2025 dell'Agenzia delle Entrate.
Attenzione, la riforma non riguarda i contribuenti con reddito complessivo fino a 75.000 euro, che continuano ad applicare le detrazioni secondo le regole ordinarie.
Cosa resta fuori dal riordino: le esclusioni esplicite dall’art. 16-ter TUIR
Non tutte le spese detraibili rientrano nel nuovo meccanismo di calcolo.
Il comma 4 dell'art. 16-ter TUIR individua una serie di categorie completamente escluse, che restano detraibili per il loro intero importo anche per i redditi sopra soglia:
- spese sanitarie agevolate ai sensi dell'art. 15, comma 1, lett. c) del TUIR: la detrazione del 19% sulle spese mediche non subisce alcun taglio legato al reddito.
- investimenti in start-up innovative, detraibili ai sensi degli artt. 29 e 29-bis del DL 179/2012.
- investimenti in PMI innovative, detraibili ai sensi dell'art. 4, comma 9, seconda parte, e comma 9-ter, del DL 3/2015.
- detrazioni forfetarie: le spese che danno diritto a importi fissi predeterminati non entrano nel computo del tetto. Esempio: la detrazione forfetaria di 1.100 euro per il mantenimento di cani guida per non vedenti (art. 15, comma 1-quater TUIR).
Sono inoltre escluse dal riordino, a prescindere dal livello di reddito del contribuente, alcune categorie di oneri legati a contratti o spese anteriori al 1° gennaio 2025:
- oneri detraibili da prestiti o mutui contratti fino al 31 dicembre 2024.
- premi assicurativi da contratti stipulati fino al 31 dicembre 2024.
- rate di spese edilizie (ai sensi dell'art. 16-bis TUIR o di altre norme) relative a spese sostenute fino al 31 dicembre 2024.
In pratica, chi sta ancora detraendo le rate di una ristrutturazione avviata nel 2022 o di un ecobonus 2023 non vede quelle rate conteggiare ai fini del nuovo tetto.
L'esclusione vale per l'intero residuo di detrazioni spalmato negli anni successivi.
Spese edilizie dal 2025: nel tetto conta solo la rata annuale, non la spesa totale
Il punto più rilevante sul piano operativo riguarda le spese per interventi edilizi sostenute dal 1° gennaio 2025, la cui detrazione è ripartita in più annualità.
Il comma 5 dell'art. 16-ter TUIR stabilisce che, ai fini del computo del plafond complessivo di detrazioni, rileva la rata di spesa riferita a ciascun anno, non l'importo totale dell'intervento.
Esempio pratico. Un contribuente con reddito superiore a 75.000 euro sostiene nel 2025 una spesa di 90.000 euro per una ristrutturazione edilizia che dà diritto alla detrazione IRPEF del 36% ai sensi dell'art. 16-bis TUIR, da ripartire in dieci rate annuali.
Nel calcolo del tetto complessivo alle detrazioni per l'anno 2025 si considera soltanto 9.000 euro (la decima parte della spesa complessiva), non i 90.000 euro.
Lo stesso importo, 9.000 euro, sarà computato nei nove anni successivi in cui il contribuente utilizzerà le rate residue.
Questo criterio è rilevante per il confronto tra la somma delle detrazioni spettanti e il tetto individuale: chi ha sostenuto una spesa edilizia elevata nel 2025 non deve temere di "bruciare" in un solo anno l'intera capienza delle proprie detrazioni.
Cosa fare in pratica per la dichiarazione 2026
Per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 75.000 euro, la compilazione del modello 2026 richiede un passaggio aggiuntivo:
- il confronto tra la somma delle detrazioni teoricamente spettanti (al netto delle esclusioni sopra elencate)
- e il tetto individuale calcolato in base a reddito e numero di figli a carico.
Solo le detrazioni che rientrano entro questo tetto saranno effettivamente fruibili.
Chi si trova in questa fascia di reddito e ha sostenuto nel 2025 spese per interventi edilizi, premi assicurativi su nuovi contratti o altre detrazioni aggiuntive rispetto alle spese sanitarie, dovrà verificare con attenzione l'ordine di priorità nel computo, tenendo conto che le spese sanitarie, per la loro esclusione esplicita, non competono con le altre voci ai fini del tetto.
Le guide dell'Agenzia delle Entrate e la circolare n. 6/2025 restano i riferimenti ufficiali per i casi dubbi.
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Librerie under 35: bando per i giovani, preparati alla domanda
Librerie under 35 è il nuovo bando del Minsitero della Cultura che offre una concreta opportunità per i giovani interessati a mettersi in proprio. Il MIC ha messo a disposizione 4 milioni di euro.
Il Bando pubblicato il 25 giugno reca tutte le regole per approfittare dell'opportunità, leggi di seguito i requisiti nel Bando Librerie under 35 per avere il fondo perduto per le librerie presentando la domanda entro il il 13 settembre.
Librerie under 35: fondo perduto per i giovani, le condizioni per averlo
Il bando “Librerie under 35” prevede uno stanziamento complessivo di 4 milioni di euro, suddivisi in due linee di intervento:
- 1 milione è destinato alle iniziative avviate successivamente al 30 dicembre 2023 nei territori dei Comuni rientranti nelle tipologie indicate dal bando;
- 3 milioni sono destinati alle iniziative avviate successivamente al 30 giugno 2024 ovvero ancora da avviare, nel rispetto dei criteri di priorità stabiliti.
Il Ministro della Cultura Alessandro Giuli ha specificato che “Educare i giovani alla lettura e all’amore per i libri deve essere una priorità delle istituzioni. Il nostro obiettivo, in questo senso, è sostenere coloro che scelgono di investire in un lavoro che è, insieme, impresa culturale e missione civile. Accompagnare i ragazzi in questo percorso professionale, anche attraverso strumenti mirati di sostegno e fondi dedicati, può rappresentare una concreta occasione di crescita e di rafforzamento dei presìdi culturali sul territorio”.
Le domande dovranno essere presentate esclusivamente a mezzo PEC all’indirizzo:
- [email protected],
- fino alle ore 12:00 del 13 settembre 2026, utilizzando obbligatoriamente la modulistica presente sul sito.
Librerie under 35: gli ATECO beneficiari e le condizioni per il fondo perduto
Possono presentare domanda di accesso alla quota del Fondo riservata di cui all’articolo 1, comma 2, lettera a), del presente Bando le persone fisiche titolari o legali rappresentanti di un’attività economica già avviata relativa alla gestione di librerie indipendenti o affiliate, tuttavia non appartenenti a catene o gruppi editoriali ovvero imprenditoriali, in possesso di tutti i seguenti requisiti:
a) aver avviato l’esercizio successivamente al 30 dicembre 2023, qualora il punto vendita sia ubicato in un comune rientrante in una delle tipologie di cui all’articolo 1, comma 2, della legge 6 ottobre 2017, n. 158 nel quale non esista un altro punto di rivendita dei libri;
b) essere titolari di codice ATECO 47.61 (Commercio al dettaglio di libri) oppure 47.79.1 (Commercio al dettaglio di libri di seconda mano) anche non primari, purché vi siano esercitate in via primaria le attività di cui ai codici ATECO 47.62 (Commercio al dettaglio di giornali, altre pubblicazioni periodiche e articoli di cancelleria), ovvero 58.11 (Edizione di libri);
c) dimostrare, mediante la asseverazione di un professionista abilitato, che nell’esercizio commerciale per il quale viene presentata la domanda di contributo la vendita di libri abbia rappresentato almeno il 30% del fatturato complessivo per un periodo minimo di due mesi antecedenti alla presentazione della domanda.Scarica qui il bando librerie under 35
Librerie under 35: le domande e i soggetti esclusi
I soggetti titolari o legali rappresentanti possono presentare la domanda esclusivamente a mezzo PEC all’indirizzo:
- [email protected]
- dalle ore 15:00 del 15 giugno 2026 alle ore 15:00 del 13 settembre 2026,
- come previsto dal Bando accessibile dal sito internet del Ministero della Cultura (https://cultura.gov.it) e dal sito internet della Direzione generale Biblioteche e istituti culturali (https://biblioteche.cultura.gov.it),
- utilizzando obbligatoriamente la modulistica ivi messa a disposizione purché in possesso dei seguenti requisiti, a pena di esclusione:
- a) non aver riportato condanne penali definitive per reati contro la pubblica amministrazione, ovvero per i reati indicati all’articolo 94 del d.lgs. n. 36/2023 (c.d. Codice dei Contratti pubblici);
- b) non essere stati sottoposti a procedure concorsuali ai sensi del r.d. 16 marzo 1942 n. 267 e ai sensi del d. lgs. 12 gennaio 2019, n. 14 e s.m.i.;
- c) non essere incorsi in illeciti professionali gravi o in altre gravi violazioni tra quelle indicate nell’articolo 95 del d. lgs. n. 36/2023(c.d. Codice dei Contratti pubblici);
- d) non aver compiuto il trentacinquesimo anno di età alla data del 28 dicembre 2024 (entrata in vigore del decreto legge 2024, n. 201).
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Carte d’identità cartacee: salta l’addio dal 3.08, valide fino a scadenza
Pubblicato in GU n 146 del 26 giugno il Decreto Legge n 108 in vigore dalla stessa data con l'art 11 che riorganizza la validità dell C.I. cartacee il cui addio era inizialmente previsto dal 3 agosto 2026.
Il sovraffolamento nei Comuni per le richieste di CIE ha attivato il Governo per una nuova fare transitoria.
Leggi anche: Carta d'identità cartacea: addio dal 3 agosto
Carte d’identità cartacee: valide fino alla scadenza naturale, tutti i casi
L'articolo 11 del DL 108/2026 prevede che in ogni rapporto contrattuale, pubblico o privato, stipulato entro il 3 agosto 2026, nel quale la carta di identità in formato cartaceo sia stata utilizzata a fini di identificazione delle parti contraenti, la stessa mantiene la propria validità sino alla data di scadenza stabilita all'atto dell'emissione, ai fini del predetto rapporto contrattuale.
Esclusivamente ai fini di cui all'articolo 35 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, nelle more del rilascio della carta d'identita' elettronica, il documento cartaceo non scaduto puo', altresi', essere utilizzato, ai fini dell'esercizio di diritti fondamentali e dell'accesso a prestazioni sanitarie, previdenziali e assicurative nonche' nei rapporti con la pubblica amministrazione e con i soggetti che erogano pubblici servizi, per la consegna di posta e atti giudiziari, per il ritiro o il deposito di denaro presso istituti bancari e istituti che erogano servizi finanziari o postali.La disposizione di cui al presente comma si applica fino al 31 gennaio 2027.
Fino al 31 dicembre 2027, nei casi di urgenza, il sindaco, nelle more del rilascio della carta di identita' elettronica, puo' rilasciare un documento d'identita' provvisorio di validita' non superiore a sei mesi, non rinnovabile, conforme al modello adottato con decreto del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro per la pubblica amministrazione. All'atto del ritiro della carta di identita' elettronica, il documento provvisorio e' restituito al Comune.
Il documento d'identita' provvisorio rilasciato su supporto cartaceo, e' considerato carta valori ai sensi dell'articolo 2, comma 10-bis, della legge 13 luglio 1966, n. 559, e costituisce titolo valido per l'espatrio ai sensi dell'articolo 3 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e del decreto del Presidente della Repubblica 6 agosto 1974, n. 649.Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui al regolamento per l'esecuzione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 6 maggio 1940, n. 635.
All'atto del rilascio, il cittadino e' avvertito che il documento di identita' provvisorio puo' non essere accettato da alcuni Stati esteri ai fini dell'ammissione nel loro territorio.
Al fine di semplificare e agevolare la riscossione dell'importo per l'emissione della carta d'identità elettronica con le modalità informatiche previste dal decreto del Ministero dell'economia e delle finanze 25 maggio 2016, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 139 del 16 giugno 2016, la societa' Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A., di cui all'articolo 1 della legge 13 luglio 1966, n. 559, si avvale della societa' di cui all'articolo 8, comma 2, del decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 febbraio 2019, n. 12, per realizzare le funzionalita' strumentali alla gestione del versamento e della riscossione dell'importo previsto.
Restano salve le disposizioni di cui all'articolo 7-vicies quater, comma 2, del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43.
Le amministrazioni interessate provvedono alle attivita' previste dal presente articolo mediante l'utilizzo delle risorse umane, strumentali e finanziarie, disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.Se vuoi comunque richiedere la CIE, scarica qui la Check list richiesta CIE, con tutti i passaggi e i documenti da procurarti per averla.
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Irpef 2026: saldo e acconto entro il 30 giugno
Entro il 30 giugno occorre versare il saldo iperf 2025 e il primo acconto 2026.
Dopo i conteggi eseguiti con la Dichiarazione dei Redditi 2026 anno di imposta 2025 si procede al pagamento.
Il calendario dei pagamenti varia a seconda che si tratti di: dipendenti, pensionati e partite IVA, alla luce della consueta proroga dei versamenti.
Sulla proroga per le PIVA leggi anche Proroga PIVA al 20 luglio ed elenco degli esclusi
Saldo e acconto Irpef: conto alla rovescia per il 30 giugno
L’appuntamento del 30 giugno interesserà quindi, i lavoratori dipendenti e i pensionati.
Il saldo e il primo acconto 2026 dell’IRPEF, e le altre imposte emerse dalla dichiarazione dei redditi, possono essere versati in un’unica soluzione o mediante rateizzazione.
Per la rateizzazione la data ultima è a dicembre inquanto, per il versamento del saldo e della prima rata di acconto IRPEF è ammessa la rateizzazione fino a un massimo di sette rate.
Tutti i contribuenti possono versare in rate mensili le somme dovute a titolo di saldo e acconto delle imposte sui redditi.
Attenzione invece al fatto che l’unica scadenza non rateizzabile è quella del 30 novembre, relativa al secondo acconto delle imposte e dei contributi.
Come sempre in caso di rate, all'importo dovuto, va aggiunta una maggiorazione del 4% per interessi.
Il saldo e l'acconto in scadenza il 30 giugno, può essere differito a luglio con la maggiorazione dello 0,40% e data ultima di versamento il 30 luglio.
TABELLA di riepilogo dei versamenti Irpef
FONTE ADE
FONTE ADEIrpef 2026: regole genarali per pagare
L'irpef 2026 anno di imposta 2025 è dovuta sulla base di quanto indicato nella Dichiarazione dei Redditi 2026 qualora l'importo dell'imposta sia superiore a 51,65 euro, al netto di detrazioni, crediti d’imposta, ritenute ed eccedenze.
L’acconto Irpef è pari al 100% dell’imposta dovuta, e si paga secondo le seguenti scadenze:
- unico versamento entro il 30 novembre se l’acconto è inferiore a 257,52 euro;
- due rate, se l’acconto è pari o superiore a 257,52 euro:
- la prima è pari al 40 per cento e va versata insieme al saldo dell’anno precedente,
- la seconda è pari al restante 60 per cento e va versata entro il 30 novembre.
I soggetti che applicano gli ISA, compresi i forfettari, pagano due rate uguali pari al 50 per cento dell’importo dell'acconto dovuto che può essere calcolato con il metodo storico o previsionale.
L'Irepf viene versata con il modello F24, per i contribuenti con sostituto d’imposta l’IRPEF è addebitata sullo stipendio o sulla pensione.
In tutti gli altri casi, così come per i titolari di partita IVA, saldo e primo acconto 2026 dovranno essere versati utilizzando il modello F24, e coi i seguenti codici tributo IRPEF:
- 4001: IRPEF – Saldo
- 4033: IRPEF – Acconto prima rata
- 4034: IRPEF – Acconto seconda rata o unica soluzione
- 1668: Interessi pagamento dilazionato. Importi rateizzabili Sez. Erario
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Dichiarazione IMU: attenzione alla scadenza del 30 giugno
Entro il 30 giugno occorre inviare la Dichiarazione IMU 2026 per le variazioni da segnalare intervenute nel 2025.
Si tratta in particolare, della dichiarazioni IMU ordinaria e IMU ENC
La dichiarazione IMU ordinaria anno di imposta 2025 va presentata solo se, nel corso di tale anno, il possesso degli immobili ha avuto inizio o sono intervenute variazioni rilevanti ai fini della determinazione dell’IMU.
Se la dichiarazione è stata presentata negli anni precedenti, ha effetti anche per gli anni successivi, salvo che siano intervenute circostanze sopravvenute che incide sull'ammontare dell’IMU.
La dichiarazione IMU ENC ex DM 24 aprile 2024 va resentata dagli enti non commerciali che possiedono, nel Comune destinatario della dichiarazione, almeno un immobile esente dall’IMU ai sensi della lett. g) del citato comma 759, in quanto impiegato per lo svolgimento, con modalità non commerciali, delle attività istituzionali ex art. 7 comma 1 lett. i) del DLgs. 504/92 (attività didattica, sportiva, ecc.).
Tali enti devono presentare telematicamente la dichiarazione IMU ENC ogni anno, anche se non sono intervenute variazioni.
Ora, considerando che su tale obbligo dichiarativo e in particolare sulla obbligatorietà della denuncia ai fini dell’applicazione di agevolazioni ed esenzioni, l’orientamento della Cassazione non appare univoco, evidenziamo alcuni aspetti utili per provvedere.
Dichiarazione IMU 2026: regole base da rispettare
Le regole basilari della dichiarazione IMU possono essere sintetizzate come segue:
- l’obbligo dichiarativo esiste solo se contemplato nelle istruzioni ministeriali alla compilazione della denuncia, ciò in quanto ai fini IMU opera il principio secondo cui non bisogna dichiarare ciò che è già conoscibile dai Comuni;
- la dichiarazione IMU, una volta presentata non deve più essere trasmessa a meno che non cambi la situazione immobiliare.
L'adempimento della denuncia è requisito costitutivo delle eventuali agevolazioni ai fini IMU solo se così è espressamente stabilito dalla legge.
Pertanto se la normativa di riferimento prevede la presentazione della denuncia a pena di decadenza dei benefici di legge, allora e solo allora l’omissione dichiarativa comporta la perdita del diritto all’esonero.
A tale proposito però occorre specificare che la giurisprudenza della Cassazione non ha un orientamento sempre chiaro e coerente.
Si cita la recente Cassazione n 26921/2025 che riguardante le aree fabbricabili che ha affermato il seguente criterio di diritto: "in omaggio al principio della leale collaborazione e della buona fede, sancito dall’art. 10, comma 1, della legge 7 luglio 2000 n. 212, l’inosservanza di un adempimento che costituisce un presupposto solo formale per il godimento di un’agevolazione non impedisce di riconoscere il diritto al beneficio del contribuente che abbia i requisiti per usufruire dello stesso, tanto più ove essi risultino da documentazione in possesso dell’ente impositore"
Varie altre sentenze hanno statuito che nonostante la previsione di legge che imponga la presentazione della denuncia, viene esclusa la sussistenza di decadenza in caso di omissioni dichiarative, pertanto occorre evidenaziare che occorre valutare davvero il singolo caso di interesse.
Leggi anche IMU 2026: tutte le regole per quest'anno.
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Contributo innovazione editoria: via alle domande dal 30.06
Il Dipartimento per l'Editoria ha pubblicato le regole per il fondo perduto 2026 spese 2025 per le imprese del settore.
Il D.P.C.M. 17 settembre 2025 (registrato alla Corte dei conti il 15 ottobre 2025 al n. 2695) e il successivo decreto attuativo del 20 maggio 2026 hanno ufficialmente sbloccato i 42 milioni di euro di contributi a fondo perduto destinati agli investimenti in tecnologie innovative e transizione digitale effettuati nel corso del 2025. L'agevolazione ha finalmente ottenuto il via libera comunitario cruciale per l'aiuto di Stato tramite la decisione della Commissione Europea C(2026) 2662 final del 21 aprile 2026 (Caso SA 121528), pubblicata il 26 maggio 2026.
Tuttavia, l'accesso al rimborso non è automatico per tutte le imprese del settore.
Esistono infatti tre clausole di esclusione stringenti e specifiche anomalie legate alla ripartizione dei tetti di spesa che potrebbero azzerare il diritto al beneficio o ridurne drasticamente l'importo, obbligando i richiedenti a una verifica preventiva dei propri requisiti individuali.
Il contributo è destinato alle imprese che abbiano effettuato investimenti in tecnologie innovative per l’adeguamento e l’ammodernamento tecnologico delle infrastrutture e dei processi produttivi, finalizzati al miglioramento della qualità dei contenuti e della loro fruizione da parte dell’utenza.
Scarica la Tabella Codici ATECO Beneficiari e Controlla le Esclusioni (PDF)
Prima di procedere con l'invio telematico, è indispensabile verificare se l'attività risulti censita con il corretto codice primario o prevalente e se l'assetto societario non ricada nei divieti europei.
Di seguito viene proposta la sintesi dei codici ammessi; tuttavia, per evitare rigetti automatici dovuti a discrepanze nel Registro delle Imprese, è consigliabile scaricare la documentazione tecnica ufficiale.
Contributi Editori investimenti in digitale e tecnologia: regole per averli
La normativa prevede la concessione di un contributo sotto forma di rimborso in misura pari al 70% delle spese sostenute e documentate per l'anno 2025.
Questa percentuale, tuttavia, rappresenta un tetto massimo teorico ed è soggetta a due variabili correttive che complicano il quadro per i pianificatori finanziari aziendali:
- Il taglio lineare (Riparto Proporzionale): Qualora il fabbisogno complessivo dei contributi richiesti superi lo stanziamento previsto per la singola categoria, il Dipartimento non escluderà i ritardatari (non si tratta di un click-day), ma applicherà una riduzione proporzionale su tutti i contributi spettanti, abbassando la percentuale reale di rimborso sotto il 70%.
- Il meccanismo dei vasi comunicanti (Art. 3, comma 3): Esclusivamente per il settore radiotelevisivo (Art. 3), se una o più categorie (nazionali, locali o radio/DAB) avanzassero delle risorse rispetto al reale fabbisogno, le eccedenze verranno automaticamente stornate e ripartite tra i beneficiari delle altre categorie dello stesso comparto che hanno subito un taglio proporzionale.
Il diritto al contributo decade immediatamente se l'impresa rientra in una delle seguenti casistiche o non soddisfa i requisiti di continuità operativa:
- I paletti sui marchi LCN e palinsesti: Per i fornitori di servizi di media audiovisivi (FSMA) nazionali e locali, è obbligatoria la corretta e continuativa diffusione dei marchi associati alle numerazioni LCN. Per le radio, la diffusione dei programmi deve essere riconducibile direttamente alla concessione o autorizzazione. Interruzioni ingiustificate nel periodo di riferimento comportano il rigetto della domanda.
- Divieto assoluto per televendite e partecipazione pubblica: Anche se in possesso del codice ATECO 60.20, sono esclusi dai 20 milioni di euro dell'Art. 3, comma 2, lett. a) tutti i soggetti a partecipazione pubblica e i titolari di numerazioni LCN destinati esclusivamente alla diffusione di programmi di televendite.
- Il vincolo dello statuto per i consorzi DAB: Per le spese sostenute dai consorzi di imprese editoriali operanti in tecnica DAB attraverso società mandatarie in esclusiva, il rimborso è ammesso solo se sussiste l'espressa e preventiva previsione di tale operatività all'interno dello statuto della società mandataria che ha materialmente sostenuto i costi.
- Ritenuta fiscale all'erogazione: Il contributo non è esentasse: concorre alla formazione del reddito d'impresa ed è pertanto soggetto a ritenuta IRES, elemento da computare nel calcolo del netto economico percepito.
Contributi Editori investimenti in digitale e tecnologia: presenta la domanda 2026
Le modalità di trasmissione e i canali digitali cambiano radicalmente in base alla tipologia di codice ATECO e al comparto di appartenenza, sebbene il calendario sia identico.
Editoria Stampa e Agenzie (ATECO 58.12, 58.13, 60.31)
Le domande aprono dalle ore 10.00 del 30 giugno 2026 e chiudono tassativamente alle ore 17.00 del 29 luglio 2026. L'invio avviene tramite la piattaforma impresainungiorno, accedendo con SPID, CNS o CIE.
La firma del legale rappresentante deve essere apposta esclusivamente in modalità CAdES (estensione .p7m).
Editoria Radiotelevisiva (ATECO 60.10, 60.20)
Le istanze vanno trasmesse sempre tra il 30 giugno e il 29 luglio 2026, ma utilizzando la procedura informatizzata dedicata sul portale del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT).
Gli orari esatti di apertura e chiusura dello sportello telematico verranno definiti a breve con un apposito avviso istituzionale sul sito del Ministero.
Contributi Editori investimenti in digitale e tecnologia: la FAQ
Per tutte le categorie è ammesso l'invio di una sola domanda per impresa richiedente. In caso di errori formali o inserimento di dati errati, è possibile trasmettere una nuova istanza purché entro i termini di scadenza; l'invio dell'ultima domanda annulla e sostituisce automaticamente la precedente.
È possibile richiedere il contributo se l'azienda è in liquidazione volontaria?
No. Tra i requisiti di accesso economico-strutturali previsti sia per l'editoria sia per il settore radiotelevisivo vi è l'obbligo esplicito di non essere sottoposti a procedure di liquidazione volontaria, coatta amministrativa o giudiziale al momento della presentazione.
Cosa succede se il DURC non è regolare durante la fase di istruttoria?
La regolarità degli obblighi contributivi e previdenziali costituisce un requisito essenziale per l'ammissione al fondo perduto. Un DURC irregolare blocca l'inserimento dell'azienda nell'elenco dei soggetti beneficiari approvato dal Capo del Dipartimento, determinando la perdita del rimborso.
Come faccio a verificare se le spese del 2025 rientrano nei criteri di "ammodernamento tecnologico"?
Il testo del decreto specifica che gli investimenti devono essere finalizzati all'adeguamento delle infrastrutture e dei processi produttivi per migliorare la fruizione e la qualità dei contenuti. Per identificare i singoli cespiti ammissibili e non rischiare contestazioni in sede di controllo, si raccomanda di scaricare la guida tecnica allegata alla tabella ATECO in formato PDF.
Qual è la consistenza degli investimenti in tecnologie innovative che la vostra impresa ha pianificato o sostenuto nel corso del 2025, e su quale specifico codice ATECO avete necessità di verificare i requisiti di ammissibilità?