• Pensioni

    Pensione PA a 70 anni: novità e chiarimenti ministeriali

    Con la legge di bilancio 2025 (art. 1, comma 165, della legge 207/2024), il legislatore ha  introdotto la possibilità per le pubbliche amministrazioni di trattenere in servizio il personale, sia dirigenziale sia non dirigenziale, fino al compimento del settantesimo anno di età. Tale misura si configura come un’opportunità con precisi limiti e  requisiti , limitata al 10% delle facoltà assunzionali disponibili, e riservata esclusivamente a quei dipendenti che abbiano conseguito valutazioni di performance eccellenti. 

    Nei giorni scorsi è stata emanata una direttiva  dal Ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo,  che chiarisce l'applicazione e  pone l’accento sull’importanza del trasferimento di competenze: l’obiettivo dichiarato è affiancare ai nuovi assunti personale con un consolidato bagaglio di esperienza, garantendo un accompagnamento efficace durante il ricambio generazionale in atto.  

    Vediamo di seguito la norma e i chiarimenti sui requisiti e criteri di applicazione 

    Pensioni PA: criteri di applicazione del trattenimento in servizio dal 2025

    Le indicazioni operative chiariscono che il trattenimento in servizio non rappresenta un diritto per il lavoratore, bensì una scelta discrezionale dell’amministrazione, subordinata al consenso del dipendente interessato.

     La direttiva sottolinea come l’individuazione dei dipendenti da trattenere debba basarsi su criteri rigorosi: saranno considerati idonei soltanto coloro che abbiano ottenuto giudizi di performance ottimi o eccellenti, eliminando così ogni automatismo.

     È altresì escluso il personale appartenente a magistrature, forze armate, polizia e vigili del fuoco. La misura, inoltre, prevede un’attenta valutazione preliminare da parte degli enti, che devono accertare la dimensione e durata delle esigenze funzionali. 

    Prevista anche una durata minima del trattenimento auspicabilmente non inferiore a un anno, ad evitare abusi e disomogeneità eccessiva di applicazione  In particolare, per il personale dirigenziale, gli incarichi potranno essere rinnovati o conferiti ex novo anche per periodi inferiori al minimo triennale stabilito dal decreto legislativo n. 165/2001, purché siano rispettati i limiti ordinamentali.

    La normativa precisa infine  che il trattenimento deve avvenire senza soluzione di continuità rispetto alla cessazione del servizio, escludendo ipotesi di richiamo successivo. Rimangono però esclusi dalla proroga quei dipendenti già beneficiari di deroghe precedenti, come nel caso di chi opera nell’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr).

    Trattenimento in servizio PA 2025: dettagli operativi e tabella età pensione

    In sintesi si evidenziano i seguenti dettagli operativi

    67 anni come nuovo limite ordinamentale:  

    A partire dal 2025, è stato abrogato l'obbligo di collocamento a riposo d'ufficio a 65 anni per chi matura i requisiti pensionistici.

    Il limite per il pensionamento d'ufficio è fissato a 67 anni.

    Trattenimento fino a 70 anni: 

    Possibile solo su iniziativa dell'amministrazione per massimo il 10% delle facoltà assunzionali.

    Riservato a chi ha conseguito valutazioni di merito elevate ("ottimo" o "eccellente").

    Deve essere documentata nei Piani Integrati di Attività e Organizzazione (PIAO) l’esigenza organizzativa e la durata della proroga.

    Condizioni aggiuntive per dirigenti:

    I dirigenti possono avere incarichi rinnovati per una durata inferiore ai 3 anni previsti, purché rispettino i limiti dell’età massima (70 anni).

    Esclusioni:

    Non sono previste proroghe per il personale già in deroga per altri motivi.

    Non applicabile a categorie specifiche come magistrati, forze dell’ordine e vigili del fuoco.

    Tabella  di sintesi 

    Età di Pensionamento nella Pubblica Amministrazione

    Categoria Età di Pensionamento Ordinaria Requisiti Aggiuntivi o Deroghe
    Pensione ordinaria 67 anni Età minima per il pensionamento, salvo eccezioni.
    Trattenimento in servizio Fino a 70 anni – Valutazione di performance "ottima" o "eccellente".
    – Necessità organizzative documentate.
    – Consenso del dipendente.
    Deroghe precedenti escluse Dipendenti già trattenuti per altri motivi (es. PNRR) non prorogabili.
    Categorie escluse Magistrature, Forze Armate, Forze di Polizia, Vigili del Fuoco.

  • Professione Commercialista, Esperto Contabile, Revisore

    CTU: chiarimenti dal CNDCEC sulle nomine extra circondario

    Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC) ha recentemente affrontato una questione sollevata dall’Ordine dei Commercialisti di Salerno in merito al conferimento di incarichi ai Consulenti Tecnici d’Ufficio (CTU) e ai Professionisti Delegati alle Vendite. 

    Nel Pronto Ordini 96  del 16 gennaio 2025 si risponde alle richieste di chiarimento  attorno alla possibilità di operare al di fuori del proprio circondario di appartenenza, alla luce delle recenti modifiche normative introdotte dalla riforma Cartabia e dai successivi interventi correttivi.

    La Mobilità dei Consulenti Tecnici d’Ufficio (CTU) la risposta del Consiglio

    Il Consiglio Nazionale ha chiarito che, in base al d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 149, è stata introdotta una maggiore flessibilità nella nomina dei CTU. 

    Nello specifico, l’istituzione dell’Albo Nazionale dei CTU consente ai giudici di conferire incarichi a consulenti iscritti all’albo di qualsiasi Tribunale, superando i vincoli territoriali precedenti. L’art. 22 disp. att. c.p.c., così come modificato, prevede che:

    • I giudici debbano prioritariamente nominare CTU iscritti nell’albo del proprio Tribunale.
    • In alternativa, è possibile nominare, con provvedimento motivato, consulenti iscritti ad altri albi o anche persone non iscritte in alcun albo, previa comunicazione al Presidente del Tribunale.

    Questo significa che la nomina di consulenti fuori circondario non richiede più una preventiva autorizzazione, ma è sufficiente una motivazione scritta e una comunicazione formale.

    Chiarimento sull’Attività dei Custodi e dei Professionisti Delegati

    Con riferimento ai professionisti iscritti negli elenchi previsti dagli articoli 534-bis e 591-bis c.p.c., il Consiglio Nazionale ha evidenziato le modifiche introdotte dal d.lgs. 31 ottobre 2024, n. 164. 

    La nuova normativa elimina l’obbligo per il giudice dell’esecuzione di motivare analiticamente la nomina di un professionista appartenente a un altro circondario, purché rientrante nel medesimo distretto di Corte d’Appello. Questo rappresenta una semplificazione significativa rispetto alla disciplina previgente.

  • Incentivi assunzioni ed esoneri contributivi

    Maxi deduzione assunzioni 2025: istruzioni ed esempi

    E' stata riconfermata per il prossimo triennio la maxi deduzione per le nuove assunzioni prevista dal D.LGS 216  2023 di riforma fiscale in forma sperimentale . (Il decreto attuativo è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 3 luglio 2024.

    Si tratta ricordiamo di una extra deduzione dall'IRES  pari al 120 o 130%  dei maggiori  costi per il personale sostenuti dall'azienda, per nuove assunzioni a tempo indeterminato effettuate.

    Con la circolare n. 1  del 20 gennaio l'Agenzia delle Entrate ha fornito un ampio e dettagliato  approfondimento operativo riprendendo in gran parte le istruzioni 2024.

    Rivediamo di seguito i principali aspetti  dell'agevolazione , le categorie agevolate e riportiamo gli esempi pratici  piu interessanti forniti dall'Agenzia .

    Cos’è e chi può beneficiare della maxideduzione per assunzioni ?

    Dal 2024 al 2027 , il costo del personale assunto a tempo indeterminato puo essere maggiorato del 20% ai fini del calcolo del reddito imponibile del datore di lavoro.

    Per il 2025 la maggiorazione si applica sull'incremento netto del costo del personale, calcolato come la differenza tra i costi totali del 2024 e quelli del 2025, escludendo le eventuali riduzioni di personale nelle società collegate o controllate.

    In un'ottica di inclusione sociale e lavorativa, inoltre,  la legge prevede un ulteriore incentivo per l'assunzione di soggetti appartenenti a categorie considerate svantaggiate, tra cui giovani, donne, persone con disabilità, e altri gruppi meritevoli di particolare tutela.

    Si tratta della  maggiorazione aggiuntiva fino al 10% del costo del lavoro, per un totale massimo del 130%.

    La maggiorazione del costo del personale ammesso in deduzione   riguarda specificamente:

    •  titolari di reddito d'impresa;
    •  esercenti arti e professioni con almeno un anno di attività 

    Va sottolineato che questa opportunità non è accessibile a società e enti che si trovano in liquidazione ordinaria, sono assoggettati a liquidazione giudiziale, o si trovano in altre condizioni critiche legate alla crisi d'impresa.

    Da segnalare anche che il DM 25 giugno 2024 rispetto alla  norma  della legge di bilancio specifica che la super deduzione è applicabile anche alle conversioni di contratti a termine  in contratti a tempo indeterminato.

    Come funziona il calcolo della maxideduzione assunzioni?

    Dal punto di vista pratico, che  il costo considerato per l'incremento occupazionale corrisponde al valore minore tra il costo effettivo dei nuovi assunti e l'aumento complessivo del costo del personale, come emerge dal conto economico. 

     La relazione illustrativa dell' Ufficio Studi parlamentari sottolineava in particolare che 

    •  non si puo utilizzare la maggiorazione del costo per i nuovi assunti impiegati solo  nell’esercizio di attività per le quali il reddito non è determinato in modo analitico ai fini dell’IRPEF e dell’IRES come nel caso del regime forfettario , art. 1,commi 54,della L. 190/2014.
    •  gli enti non commerciali residenti determinano la maggiorazione del costo per i dipendenti assunti a tempo indeterminato e impiegati sia nell’attività istituzionale sia in quella commerciale, in proporzione al rapporto tra l’ammontare di ricavi e proventi derivante dall’attività commerciale e l’ammontare complessivo di tutti i ricavi e proventi.
    • regola analoga vale per i soggetti che svolgono anche attività il cui reddito non è determinato in modo analitico ai fini dell’imposta sui redditi delle persone fisiche e dell’imposta  sui redditi delle società; in tal caso, la maggiorazione del costo per i nuovi assunti a tempo  indeterminato e impiegati sia nell’attività il cui reddito è determinato in modo non analitico che  nell’attività il cui reddito è determinato nei modi ordinari, spetta in proporzione al rapporto tra l’ammontare di ricavi e proventi derivante dall’attività il cui reddito è determinato nei modi ordinari e l’ammontare complessivo di tutti i ricavi e proventi.

    Bonus assunzioni 2024: il calcolo dell’incremento

    Vediamo le modalità di calcolo dell'incremento occupazionale .

    • L'incremento occupazionale deve essere verificato considerando sia i lavoratori a tempo indeterminato che quelli a tempo determinato.
    • Le assunzioni che rientrano nel normale turnover, come i pensionamenti, sono considerate nei calcoli.
    • I lavoratori a tempo determinato convertiti a tempo indeterminato ono inclusi nel calcolo dell'incremento occupazionale.
    • Il calcolo dell'agevolazione deve considerare il costo sostenuto per il contratto a tempo indeterminato dalla data di conversione.
    • I lavoratori part-time sono calcolati in proporzione alle ore di lavoro prestate rispetto al contratto nazionale.
    • Anche i lavoratori con contratto di somministrazione sono rilevanti per l’impresa utilizzatrice, proporzionalmente alla durata del loro rapporto di lavoro.

    Le medie occupazionali sono calcolate considerando il numero dei giorni di lavoro previsti contrattualmente per ciascun lavoratore in relazione ai 365 giorni dell'anno.

    • In caso di "gruppo interno", devono essere rispettate le condizioni relative all'incremento occupazionale del gruppo.
    • I dipendenti assunti a tempo indeterminato precedentemente in altre società del gruppo, se il loro rapporto di lavoro è terminato dopo il 30 dicembre 2023, non sono considerati per il calcolo dell'incremento.

    Regole di Esclusione:

    I lavoratori trasferiti a seguito di operazioni straordinarie (fusioni, scissioni, ecc.) non sono considerati come nuove assunzioni per il calcolo dell'incremento occupazionale.

    Si segnala che nel 2024   l’agevolazione  poteva  essere calcolata per intero,  anche da coloro che hanno effettuato assunzioni  prima dell'emanazione del decreto ministeriale attuativo.

    Maxideduzione assunzioni: categorie di lavoratori svantaggiati

    Categorie di lavoratori meritevoli di maggiore tutela che possono godere della maxideduzione:

    •  lavoratori molto svantaggiati ai sensi dell'articolo 2, numero 99), del regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione, del 17 giugno 2014, e succ.mod.;
    •  persone con disabilita' ai sensi dell'articolo 1 della legge 12 marzo 1999, n. 68, le persone svantaggiate , gli ex degenti di ospedali  psichiatrici, anche giudiziari, i soggetti in trattamento  psichiatrico, i tossicodipendenti, gli alcolisti, minori in eta'  lavorativa in situazioni di difficolta' familiare, 
    • le persone detenute o internate negli istituti penitenziari, i condannati e gli  internati ammessi alle misure alternative alla detenzione e al lavoro all'esterno 
    •  donne di qualsiasi eta' con almeno due figli di eta' minore di  diciotto anni o prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno  sei mesi residenti in regioni ammissibili ai finanziamenti   dell'Unione europea e nelle aree di  cui all'articolo 2, numero 4), lettera f), del regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione, 
    •  donne vittime di violenza, inserite nei percorsi di protezione debitamente certificati dai centri antiviolenza 
    •  giovani ammessi agli incentivi all'occupazione giovanile 
    •  lavoratori con sede di lavoro situata in regioni che nel 2018  presentavano un prodotto interno lordo pro capite inferiore al 75 per  cento della media EU27  e un tasso di occupazione inferiore alla media  nazionale;
    •  disoccupati gia' beneficiari del reddito di cittadinanza  e che non integrino i requisiti per  l'accesso all'Assegno di inclusione.

    Maxideduzione assunzioni legge di Bilancio 2025: istruzioni ed esempi

    Riportiamo alcuni esempi illustrati nella circolare 1 2025 dell'Agenzia delle Entrate

    Esempio n. 1: verifica della prima condizione (incremento occupazionale) 

    Un’impresa con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, nel corso del 2023, ha due lavoratori dipendenti a tempo indeterminato  a tempo pieno, di cui uno impiegato per trecentosessantacinque giorni e l’altro per soli centottanta giorni, causa dimissioni. In tal caso, ai fini della determinazione della media occupazionale, occorre effettuare il seguente calcolo:  365/365 + 180/365 = 1,49 .

      tale valore (1,49) deve essere confrontato con il numero dei lavoratori dipendenti a tempo indeterminato alla fine del periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2023 (i.e., il 2024). 

    Nell’ipotesi in cui, ad esempio, nel periodo agevolato siano assunti due lavoratori a tempo indeterminato, entrambi a tempo pieno e in organico al termine dell’anno, e non vi siano fuoriuscite, risulta rispettata la prima condizione di accesso alla maggiorazione, in quanto alla fine del periodo d’imposta di riferimento (31 dicembre 2024) il numero dei lavoratori a tempo indeterminato in organico è pari a 3, maggiore di 1,49. 

    Una volta verificato l’incremento occupazionale, al fine di stabilire se vi sia anche l’incremento occupazionale complessivo, occorre calcolare la media occupazionale, considerando il numero complessivo dei lavoratori nel periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2023, compresi i lavoratori a tempo determinato, e raffrontarla con il numero complessivo dei lavoratori dipendenti, inclusi quelli a tempo determinato, alla fine del periodo d’imposta agevolato.

     Esempio n. 2: verifica della seconda condizione (incremento occupazionale complessivo) 

    La stessa impresa dell’esempio n. 1, nel corso del 2023, oltre ai due lavoratori dipendenti a tempo indeterminato (di cui uno dimessosi dopo centottanta giorni), ha in organico anche un dipendente impiegato con contratto a tempo determinato per soli novanta giorni (a decorrere dal 1° giugno 2023). In tal caso, ai fini della determinazione della media e, occorre effettuare il seguente calcolo: 

    365/365 + 180/365 + 90/365 = 1,74. 

    Tale valore  deve essere confrontato con il numero dei lavoratori dipendenti – a tempo indeterminato e determinato – alla fine del periodo d’imposta successivo. Nell’ipotesi in cui, come nell’esempio n. 1, nel periodo agevolato siano assunti due lavoratori a tempo indeterminato, entrambi a tempo pieno e in organico al termine dell’anno, e non vi siano fuoriuscite, risulta rispettata la seconda condizione di accesso alla maggiorazione, in quanto alla fine del periodo d’imposta di riferimento il numero complessivo dei lavoratori in  organico è pari a 3, maggiore di 1,74.

    (per l’individuazione dei “lavoratori dipendenti a tempo indeterminato” occorre fare riferimento alla forma contrattuale  art. 1 dlgs 81 2015 nonché a tutte quelle forme contrattuali a questa  assimilabili,  (es.  contratto di apprendistato,) 

    Nel caso in cui il lavoratore impiegato per tutto l’anno 2023 avesse un contratto di lavoro a tempo parziale  a 18 ore a settimana ai fini della determinazione della media occupazionale, occorre effettuare il seguente calcolo:

     [(18/36) * (365/365)] + [(36/36) * (180/365)] = 0,99. 14 il numero dei lavoratori dipendenti – a tempo indeterminato e determinato – alla fine del periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2023 (i.e., al 31 dicembre 2024). 

    L’articolo 5, comma 4, del decreto attuativo dispone che, nel caso in cui l’incremento del costo complessivo del personale dipendente sia inferiore al costo  effettivamente riferibile ai nuovi assunti con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, qualora siano assunti anche lavoratori meritevoli di maggior tutela, il costo da assumere, ai fini della maggiorazione, è ripartito tra le due tipologie di lavoratori proporzionalmente al costo del personale di nuova assunzione con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato di ciascuna di esse.

    Esempio n. 3: determinazione della maggiorazione in presenza di lavoratori meritevoli di maggior tutela

     Un’impresa che rispetta i requisiti dell’incremento occupazionale e dell’incremento occupazionale complessivo rileva i sottostanti dati, relativi all’occupazione di personale: 

    • costo per nuove assunzioni di lavoratori a tempo indeterminato: euro 1.000.000; 

    • costo per nuove assunzioni di lavoratori a tempo indeterminato meritevoli di maggior tutela: euro 600.000; 

    • costo effettivo per le assunzioni a tempo indeterminato: euro 1.000.000 + euro 600.000 = euro 1.600.000; 

    • incremento del costo complessivo sostenuto per il personale dipendente: + euro 1.200.000.

     In tal caso, verificato che l’incremento del costo complessivo del personale dipendente (euro 1.200.000) è inferiore al costo effettivo delle nuove assunzioni a tempo indeterminato (euro 1.600.000), il beneficiario deve calcolare la maggiorazione sull’incremento del costo complessivo (euro 1.200.000). 

    Considerato che si è in presenza di nuove assunzioni a cui si applicano differenti percentuali di maggiorazione (del 20 per cento e del 30 per cento), il costo da assumere, ai fini della maggiorazione, deve essere ripartito tra le due tipologie di lavoratori proporzionalmente al costo del personale di nuova assunzione con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato riferibile a ciascuna di esse. L’incidenza di ciascuna tipologia  è determinata come segue: 

    • 1.000.000/1.600.000 x 100 = 62,5 per cento; 

    • 600.000/1.600.000 x 100 = 37,5 per cento. Successivamente, l’incremento del costo complessivo del personale (euro 1.200.000) è ripartito proporzionalmente fra le due tipologie di lavoratori, secondo le percentuali ottenute: 

    • euro 1.200.000 x 62,5 per cento = euro 750.000, a cui applicare la percentuale di maggiorazione del 20 per cento; 

    • euro 1.200.000 x 37,5 per cento = euro 450.000, a cui applicare la percentuale di maggiorazione del 30 (20 + 10) per cento

    Cessione contratti 

    Infine nel caso  di cessione del contratto di lavoro, in data 1° luglio 2024, di un dipendente assunto il 1° marzo 2024, qualora il cedente e il cessionario  del contratto abbiano il periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, il dipendente è conteggiato, ai fini della determinazione del numero dei nuovi assunti,:

    • dal dante causa per 122/366 (anche se il lavoratore non risulta incluso nel novero del personale dipendente al 31 dicembre 2024) e 
    • dall’avente causa per 184/366 20 . 

  • Rubrica del lavoro

    Oblio oncologico: regole e modelli aggiornati

    E' stata pubblicata lo scorso 18 dicembre la  legge n. 193 del 7 dicembre 2023 finalizzata a   contrastare la  discriminazione verso le persone precedentemente affette da malattie oncologiche, introducendo il concetto di "diritto all'oblio oncologico". 

    Questo diritto permette agli individui guariti da un certo periodo di tempo, (che sono quasi un milione oggi in Italia), di non rivelare la propria pregressa condizione di salute,   evitando le attuali discriminazioni in ambito lavorativo,  economico e sociale,  per quanto riguarda, ad esempio: 

    •  l'erogazione di mutui e finanziamenti o le condizioni economiche per le assicurazioni,
    •  le  adozioni e
    •  l' accesso a concorsi pubblici o posti di lavoro in genere

    La legge è in vigore dal 2 gennaio 2024 ma per l'applicazione pratica delle tutele si attendevano due decreti ministeriali.

    Il primo,  pubblicato il 24 aprile scorso riguarda l'esatta tempistica per ciascuna patologia, (vedi i dettagli al paragrafo 2) 

    Il secondo è stato pubblicato il 30 luglio in Gazzetta Ufficiale e definisce le modalità operative per  ottenere la certificazione medica da presentare poi a enti e imprese per la tutela contro  tali discriminazioni .

    Nella Gazzetta ufficiale del 20 gennaio 2025 è stato pubblicato un nuovo decreto del Ministero della Salute  con modifiche normative  e  modello aggiornato per la richiesta della certificazione.

    Vediamo in particolare il contenuto della legge e dei decreti attuativi nei paragrafi seguenti.

    Legge sull’oblio oncologico: cosa prevede

    • Articolo 1: Principi Fondamentali

    La legge stabilisce il "diritto all'oblio oncologico", derivante dalla volontà di eliminare disparità di trattamento per coloro che sono guariti da patologie oncologiche. Tale diritto è supportato da normative nazionali e internazionali, inclusi gli articoli della Costituzione italiana, la Carta dei diritti fondamentali dell'UE, e la Convenzione europea dei diritti dell'uomo.

    • Articolo 2: Protezioni nel Settore Bancario e Assicurativo

    Si stabilisce che le informazioni relative a precedenti condizioni oncologiche non possono essere richieste o utilizzate in ambiti bancari, finanziari, assicurativi o di investimento, né durante la stipulazione né al rinnovo di contratti.

    Vietata inoltre la richiesta di  visite mediche di controllo e altri accertamenti sanitari relativi a tali patologie. Le violazioni a queste disposizioni comportano la nullità delle clausole contrattuali in questione, salvaguardando la validità generale del contratto.

    • Articolo 3: Modifiche Legali in Materia di Adozione

    Sono apportate modifiche alla legge sull'adozione (n. 184/1983), specificando che le indagini sulla salute dei richiedenti non possono includere informazioni su patologie oncologiche pregresse dopo dieci anni dalla conclusione del trattamento, o cinque se insorte prima dei 21 anni.

    • Articolo 4: Accesso a Concorsi e Lavoro

    È vietato richiedere informazioni sullo stato di salute, relative a precedenti patologie oncologiche, nei processi di selezione per l'accesso al lavoro pubblico e privato. Inoltre, sono previste politiche attive per garantire l'uguaglianza di opportunità per coloro che sono stati affetti da tali patologie.

    • Articolo 5:  procedura certificazione e vigilanza del Garante privacy

     Oltre a definire le procedure per la certificazione dell'oblio oncologico, in questo articolo  si  prevede anche la vigilanza del Garante per la protezione dei dati personali sull'applicazione della legge.

    Decreto 24.4.2024 Oblio oncologico: i tempi previsti per ogni patologia

    Come detto la legge stabilisce che gli ex pazienti possono richiedere l'oblio oncologico dopo un periodo di 10 anni dal termine delle cure attive senza recidive, o dopo 5 anni se il cancro è stato diagnosticato prima dei 21 anni.  

    Per alcuni tipi di cancro  il decreto del Ministero della salute  del 22 marzo e pubblicato il 24 aprile 2024 stabilisce periodi di attesa ridotti. 

    Nello specifico i  nuovi termini sono i seguenti:

    Tumore del colon retto stadio 1

     il termine scende a 1 anno per pazienti di qualsiasi età.

    Tumore del colon retto stadi 2 e 3

     per i maggiori di 21 anni, il termine è 7 anni.

    Melanoma

     per i maggiori di 21 anni, il termine per l’oblio oncologico si riduce a 6 anni.

    Tumore della mammella stadio 1 e 2

     il termine scende a 1 anno per pazienti di qualsiasi età.

    Tumore del collo dell’utero

     per le maggiori di 21 anni, il termine si riduce a 6 anni.

    Tumore del corpo dell’utero

     il termine scende a 5 anni per pazienti di qualsiasi età.

    Tumore del testicolo

     il termine scende a 1 anno per pazienti di qualsiasi età.

    Tumore della tiroide

     per le donne sotto i 55 anni e per gli uomini sotto i 45 anni (esclusi i tumori anaplastici) il termine scende a 1 anno.

    Linfomi di Hodgkin per i minori di 45 anni e le leucemie acute (linfoblastiche e mieloidi) per qualsiasi età

     il termine scende a 5 anni.

    Viene anche precisato che  tale elenco  potrà essere aggiornato in futuro in base all’evoluzione delle cure mediche in materia.

    Certificato oblio oncologico: decreto 5.7.2024 modelli e procedura

    Il decreto 5 luglio 2024 pubblicato in GU il 30 .7.2024  stabilisce le procedure per ottenere la certificazione dell’oblio oncologico, da presentare a enti o imprese per garantire la non applicazione di eventuali clausole discriminanti.

     Questo decreto è strutturato in quattro articoli e include due allegati importanti:

    Processo di Certificazione: 

    Per ottenere il certificato, l’ex paziente dovrà  presentare l'istanza presso strutture sanitarie accreditate o medici del Servizio sanitario nazionale ( medico o pediatra di base)  accompagnata da documentazione medica che dimostri il completamento delle fasi di cura attive ovvero :

    • la fine dell’ultimo trattamento farmacologico, radiante o chirurgico, 
    • in assenza di recidive.

    La certificazione verrà rilasciata entro trenta giorni dalla richiesta, se i criteri temporali (decennali o quinquennali) sono soddisfatti.

    La documentazione presentata dal paziente viene cancellata dopo 10 anni.

    Riforma oblio oncologico DM 2025

    Il decreto pubblicato il 20 gennaio apporta in particolare alcune specificazioni alla normativa vigente  in considerazione della sensibilita'  dei  dati  trattati.

    In particolare si   dettaglia maggiormente  il  contenuto  del   decreto ministeriale del 5 luglio 2024,  in  modo  da  renderlo  maggiormente aderente  alle  esigenze  di  tutela  della  riservatezza  dei   dati  personali, anche attraverso l'individuazione  del giorno dal quale  far decorrere il termine del periodo di conservazione dei  dati stessi; 

      Nello specifico le modifiche sono le seguenti 

       1. All'articolo 1, dopo il comma 1, e' aggiunto il seguente comma:      «1-bis. Ai fini  della  formazione  dell'"oblio  oncologico"  per "conclusione del trattamento attivo della patologia" si  intende,  in mancanza di recidive, la data dell'ultimo  trattamento  farmacologico antitumorale, radioterapico o chirurgico.»;     

      2. All'articolo 2, comma 1, dopo le  parole  «dieci  anni»,  sono aggiunte le seguenti parole: «dalla presentazione dell'istanza»; 

     3. All'articolo 2, comma 2, dopo le  parole  «dieci  anni»,  sono  aggiunte le seguenti parole: «dalla ricezione della certificazione». 

    Di conseguenza si provvede alla sostituzione dell'Allegato I del decreto del Ministro della salute  del 5.7.2024  (Modello di richiesta)

  • Pensioni

    Pensione erogata dopo il decesso: recupero credito per l’ente

    Nella Risposta a interpello 7 del 17 gennaio 2025  l''Agenzia si occupa di un caso di indebita corresponsione di emolumenti pensionistici e delle conseguenti implicazioni fiscali legate alla restituzione delle somme percepite.

     Il tema si inserisce nel quadro normativo delineato dall’articolo 150, comma 2, del decreto-legge n. 34 del 2020, che  ha introdotto il credito d’imposta per i sostituti d’imposta in relazione a somme indebitamente versate. Tale normativa mira a garantire una maggiore trasparenza e una corretta gestione dei rapporti fiscali tra sostituti d’imposta, erario e soggetti coinvolti in episodi di ripetizione di indebito.

    Nell'interpello in particolare, l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti su come il sostituto d’imposta debba operare per beneficiare del credito d’imposta, pari al 30% delle somme restituite. 

    L'analisi si concentra sul quesito posto da un’istituzione, indicata come [ALFA], che ha erogato indebitamente una pensione dopo il decesso del beneficiario e ha successivamente ottenuto una pronuncia giudiziaria che dispone la restituzione parziale degli importi. 

    Vediamo piu in dettaglio il caso e le indicazioni dell'amministrazione finanziaria.

    Rimborso per pensione indebita: il caso

    Il caso analizzato riguarda l’istituzione prevdidenziale  che, tra settembre 2016 e aprile 2018, ha corrisposto erroneamente emolumenti pensionistici a un soggetto  deceduto il 18 settembre 2016. Questo errore si è verificato per la mancata conoscenza dell’avvenuto decesso.

     Per ottenere la restituzione delle somme indebitamente versate, l’istituzione ha avviato un procedimento giudiziario nei confronti dell’erede legittimo, indicato come [GAMMA], e di un istituto bancario, [DELTA], che deteneva parte delle somme erogate su un conto corrente intestato al defunto.

    Il Tribunale ha emesso una sentenza in data 14 luglio 2024, ordinando a [GAMMA] e a [DELTA] di restituire rispettivamente diverse porzioni delle somme ricevute, inclusi gli interessi legali. Tuttavia, la sentenza è suscettibile di appello, pur essendo immediatamente esecutiva ai sensi dell’articolo 282 del codice di procedura civile. 

    L’istituzione ha inoltre evidenziato che le somme in questione erano state soggette a ritenute fiscali operate in qualità di sostituto d’imposta. Nel quadro di questa complessa vicenda, [ALFA] ha chiesto chiarimenti all’Agenzia delle Entrate riguardo agli adempimenti necessari per beneficiare del credito d’imposta previsto dall’articolo 150, comma 2, del decreto-legge n. 34/2020, pari al 30% delle somme recuperate.

    Credito di imposta e pensione indebita: la risposta del’Agenzia

    L’Agenzia delle Entrate ha risposto al quesito sottolineando che il diritto al credito d’imposta sorge nel momento in cui non può più essere contestata la legittimità della richiesta di restituzione. Ciò significa che, indipendentemente dalle modalità con cui le somme vengono restituite (ad esempio, in forma rateale o con ritardi), il credito d’imposta spetta al sostituto d’imposta una volta accertata la definitività della pretesa alla restituzione. 

    Inoltre, l’Agenzia ha precisato che il credito d’imposta, pari al 30% delle somme restituite al netto delle ritenute fiscali, deve essere riportato nel modello 770 del 2025, quadro SX, colonna 5. 

    Contestualmente, l’istituzione dovrà emettere una Certificazione Unica a nome del defunto, indicando nella sezione “Somme restituite” l’importo netto delle somme recuperate. Tale procedura consente al sostituto d’imposta di compensare il credito d’imposta senza limiti di importo, secondo quanto previsto dall’articolo 17 del decreto legislativo n. 241/1997.

     L’Agenzia ha infine chiarito che, nelle more di un’eventuale impugnazione della sentenza, [ALFA] può già fruire del credito per le somme effettivamente restituite, indipendentemente dall’identità del soggetto che effettua la restituzione, purché si tratti di somme imputabili al defunto o ai suoi eredi.

  • Appalti

    Appalti: le novità del correttivo sull’indicazione dei CCNL

    ll decreto legislativo correttivo del Codice Appalti n. 209/2024entrato in vigore il 31 dicembre scorso ha introdotto ulteriori  novità sul tema.

    In particolare ha modificato l’articolo 11 , con un impatto rilevante sulla indicazione dei contratti collettivi nell’ambito degli appalti pubblici.

    Vedi qui le altre novità del decreto Correttivo codice appalti decreto in Gazzetta

    A partire dall'anno in corso, le stazioni appaltanti hanno l'obbligo di indicare, nei documenti di gara, il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (Ccnl) applicabile al personale impiegato nell'appalto. Tale scelta deve basarsi sull'attività prevalente dell'impresa e sull'oggetto specifico dell'appalto. 

    Tuttavia, nel caso in cui alcune prestazioni, costituenti al massimo il 30% dell'appalto, siano riconducibili ad attività scorporabili e comunque secondarie o accessorie, è prevista la possibilità per la stazione appaltante di individuare un diverso e ulteriore Ccnl.

    Ecco alcuni dettagli .

    Indicazione ccnl negli appalti

    In particolare rispetto alla  versione precedente della norma   si riscontrano una conferma e due novità principali:

    Conferma del comma 1 dell’articolo 11:

    Viene ribadito che al personale impiegato nell’appalto si applica il Ccnl comparativamente più rappresentativo, vigente nel settore di riferimento e nella zona in cui si svolgono le prestazioni lavorative. Tale contratto deve essere strettamente correlato all’attività oggetto dell’appalto.

    Prima novità – Estensione del perimetro di applicazione (comma 2):

    Il comma 2 amplia gli obblighi delle stazioni appaltanti, prevedendo che queste ultime debbano indicare il Ccnl di riferimento anche sulla base del criterio dell'attività prevalente. Inoltre, l’individuazione del contratto deve avvenire non solo in conformità con il comma 1, ma anche rispettando le disposizioni contenute nel nuovo allegato I.01, introdotto dal decreto.

    Seconda novità – Applicazione di un ulteriore Ccnl (comma 2bis):

    Il comma 2bis introduce la possibilità, all’interno del medesimo appalto, di applicare un diverso e ulteriore Ccnl qualora siano soddisfatte quattro condizioni cumulative:

    1. le attività devono essere scorporabili, secondarie e accessorie;
    2. devono essere differenti dall’attività prevalente oggetto dell’appalto;
    3. non devono superare il limite del 30% del valore totale dell’appalto;
    4. devono rappresentare una categoria omogenea di prestazioni.

    Criticità interpretative e applicative

    L’introduzione del comma 2bis presenta rilevanti problematiche applicative. Le condizioni previste risultano di natura fortemente valutativa, lasciando ampi margini di discrezionalità alle stazioni appaltanti e aprendo la strada a un inevitabile contenzioso.

    Ad esempio, la stessa nozione di "attività secondarie e accessorie" sembra in contrasto con il limite del 30%, che di per sé non appare accessorio. Inoltre, la legge non fornisce indicazioni su come misurare le attività per calcolare tale soglia, costringendo le stazioni appaltanti a ideare autonomamente criteri di valutazione.

    Ulteriori ambiguità emergono nella richiesta che le attività secondarie debbano rappresentare una "categoria omogenea di prestazioni", senza fornire una definizione chiara di "categoria" o criteri di riferimento per l’omogeneità. Tale vaghezza normativa genera incertezza applicativa, complicando il compito delle stazioni appaltanti e aumentando il rischio di ricorsi giurisdizionali.

  • Sicurezza sul Lavoro

    Sicurezza: ricorsi presso ITL non più al Ministero

    L’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) ha chiarito, con la nota n. 378/2025, in corso di pubblicazione, che le disposizioni impartite dal personale ispettivo per motivi di salute e sicurezza non devono essere impugnate presso il Ministero del Lavoro, ma davanti al Direttore dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro (ITL).

     Questo aggiornamento nasce dalla necessità di armonizzare le procedure con il mutato assetto normativo conseguente alla riforma operata dal DLgs. 149/2015, che ha trasferito le competenze ispettive dal Ministero del Lavoro all’INL.

    Ricorsi in materia di sicurezza Il contesto normativo

    L'ispettorato ricorda la differenza tra le due previsioni normative utilizzabili da parte degli ispettori 

    • Art. 10 del DPR 520/55: Consente all’ispettore del lavoro di impartire ordini immediatamente esecutivi, applicabili in ambiti come la prevenzione infortuni o la violazione di norme con margini di discrezionalità. Questo strumento ha un campo d’applicazione ristretto  per questo era residuale rispetto ad altri istituti più utilizzati, come la prescrizione obbligatoria ex art. 20 del DLgs. 758/94. La mancata ottemperanza a queste disposizioni  può comportare l’arresto fino a un mese o un’ammenda fino a 413 euro in caso di violazioni relative alla sicurezza o igiene sul lavoro, o una sanzione amministrativa (515-2.580 euro) per altre irregolarità.
    • Art. 14 del DLgs. 124/2004: Prevede disposizioni esecutive simili a quelle dell’art. 10, ma applicabili solo in caso di violazioni non già punite con sanzioni penali o amministrative. Rispetto all’art. 10, l’art. 14 dispone un sistema sanzionatorio diverso, in quanto la mancata ottemperanza alla disposizione comporta solo  una sanzione amministrativa di 1.000 euro.

    Viene quindi precisato che in precedenza  il ricorso contro una disposizione ex art. 10 doveva essere presentato al Ministro per il Lavoro entro 15 giorni, in virtù del rapporto gerarchico esistente tra il Ministero e gli ispettori. Tuttavia, con il passaggio delle competenze all’INL, tale rapporto è venuto meno. 

    Oggi, facendo riferimento a  quanto previsto  con l’art. 14 del DLgs. 124/2004, il ricorso deve essere presentato entro 15 giorni  al Direttore dell’ITL competente, che decide a sua volta entro 15 giorni.

    E' importante porre attenzione in ogni caso  al fatto che:

    • Il ricorso non sospende l’esecutività della disposizione.
    • Se il Direttore dell’ITL non decide entro il termine stabilito, il ricorso si considera respinto.